Psicoterapia Individuale

Attualmente nell’immaginario collettivo è ancora molto diffusa l’idea del ricorso allo psicologo come ultima spiaggia: spesso solo quando si avverte di aver esaurito tutti i tentativi di soluzione del problema e prevale la confusione mista all’incertezza, si affaccia nella nostra mente il pensiero di ricorrere all’aiuto di uno psicoterapeuta.

L’inizio di una psicoterapia, a volte viene erroneamente vissuto come la certificazione del passaggio da una condizione normale ad una condizione patologica, che necessita di una cura.

Il disagio esistenziale non va considerato come una patologia anche se può essere accompagnato da alcuni sintomi come ansia, abbassamento del tono dell’umore, scarso entusiasmo nei confronti di nuove esperienze, tendenza a chiudersi in se stessi e rifiuto ad ammettere che c’è qualcosa che non va nella propria vita.

Alcune persone nel timore di essere giudicati negativamente preferiscono dissimulare il loro disagio interiore nascondendosi dietro spiegazioni generiche e fittizie come ad esempio “sono stressato”, proprio perché uno dei primi modi di difendersi dal proprio malessere è quello di negarne l’esistenza al fine di evitare di entrare in contatto con la loro vulnerabilità.

Non a caso, nella cultura odierna,  sono molto diffuse le idee che bisogna mostrarsi sempre sicuri di sé, senza mai far trasparire dubbi o incertezze, e che si debba sempre essere in grado di difendere la propria credibilità, pena l’indebolimento della propria immagine personale.

Questo modo di pensare ha notevolmente favorito la difficoltà ad accettare gli aspetti della propria personalità che giudichiamo come anomali solo perché non coincidono con la rappresentazione ideale alla quale cerchiamo di assomigliare; in altre parole noi ci percepiamo diversi da come vorremmo essere e da questa distanza tra il sé ideale e il sé reale deriva una sensazione di inadeguatezza che spesso è alla base del disagio o della sofferenza.

Ad esempio, una persona che sta affrontando una separazione/divorzio, non necessariamente presenta disturbi psicopatologici, ma ciò non esclude che egli possa ugualmente aver bisogno di uno specialista che l’accompagni durante una fase significativa della sua storia personale, offrendogli l’opportunità di vivere un’esperienza emozionale correttiva.

La Psicoterapia come spazio protetto

Vivere un’esperienza emozionale correttiva, significa avere uno spazio protetto, il rapporto con il terapeuta, nel quale poter sperimentare modalità relazionali efficaci. Queste potranno essere utilizzate nell’affrontare le difficoltà che ciascuno di noi vive all’interno delle relazioni significative che accompagnano la propria storia.

Se è vero che si apprende dall’esperienza, perché il processo comunicativo possa dirsi terapeutico bisogna che il terapeuta si ponga per il cliente come opportunità di fare un’esperienza altra rispetto a quella (o quelle) che lo hanno portato ad imparare a stare male al mondo.

Un’esperienza altra è tale da permettere di imparare qualcosa di diverso rispetto a quello che è stato imparato fino ad oggi sia su un livello cognitivo (io penso così perché) che emotivo (sento che…; provo questo perché…)

Un viaggio nel nostro mondo interiore

Sabrina Camplone - Psicologa e Psicoterapeuta a Pescara e Teramo - Psicoterapia Individuale
Ci sono momenti nella nostra vita in cui sentiamo il bisogno di guardarci dentro e ristabilire un contatto con noi stessi, riprendere quel dialogo interiore che è stato interrotto dalla sofferenza.

Rivolgersi ad uno psicoterapeuta significa essere accompagnati in un viaggio di esplorazione nel nostro mondo interiore, incontrare la propria sofferenza che finalmente troverà uno spazio e un luogo in cui essere ascoltata, accettata e compresa. Tale esplorazione farà luce su quelle parti di noi di cui non siamo pienamente consapevoli e ci aiuterà a trovare nuove chiavi di lettura della propria storia.

A volte durante la nostra vita ci sono delle “battute d’arresto”, momenti in cui avvertiamo una “dissonanza” tra la nostra esperienza interiore e le situazioni che ci troviamo ad affrontare nella vita. Ad esempio una persona pur credendo delle proprie capacità non si sente sufficientemente considerata dai familiari o dai colleghi sul luogo di lavoro e ciò, inevitabilmente, si ripercuote sulla sua autostima, generando un abbassamento del tono dell’umore associato ad una sensazione di inadeguatezza.

Chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta non vuol dire ammettere la sconfitta definitiva, delegando all’altro il compito di risolvere il problema, ma al contrario, avere l’umiltà di mettersi in discussione, assumendosi la responsabilità di orientare consapevolmente il proprio processo di crescita personale.

Significa darsi l’opportunità di incontrare i propri limiti, riconoscerli e individuare le risorse necessarie ad affrontare in modo proattivo le situazioni che creano difficoltà e rendono faticosa l’espressione delle potenzialità individuali.

La psicoterapia è un percorso durante il quale, inevitabilmente, emergono le contraddizioni che appartengono ad ognuno di noi, ma che spesso non riusciamo ad decodificare chiaramente nel momento in cui le stiamo vivendo.

Obiettivi e peculiarità della Psicoterapia

Uno degli obiettivi della psicoterapia è favorire il recupero della fiducia nelle risorse personali e nella capacità di utilizzarle per riconquistare la piena autonomia nell’affrontare situazioni stressanti in modo funzionale.

Il compito del terapeuta è quello di facilitare un processo di autoconsapevolezza che ci consenta di riprenderci il nostro potere personale e di esercitarlo proprio in quelle situazioni in cui in passato abbiamo sperimentato un senso di inadeguatezza.

La psicoterapia è un processo relazionale che si basa sulla collaborazione paritaria, il cui obiettivo non è la valutazione della personalità, lo specialista infatti, deve essere in grado di sospendere il giudizio nei confronti del cliente che, a sua volta, dovrebbe avvertire tale atteggiamento non giudicante e sentirsi dunque libero di esprimere il suo vissuto senza farsi condizionare dal timore di essere giudicato dal suo terapeuta.

Se la psicoterapia è efficace, promuove la fiducia in sé stessi, quindi rende inutili l’utilizzo di “maschere” per nascondere agli altri i nostri pensieri o sentimenti, l’autenticità diventa quindi una condizione indispensabile ad orientare le scelte e i comportamenti in sintonia con la propria personalità.

La relazione terapeutica si costruisce a partire da una domanda di cambiamento: accettare l’incognita e la sfida del viaggio alla scoperta del nostro mondo interiore implica un atto di fiducia verso chi ci accompagnerà e in seguito verso sé stessi.

L’Approccio Centrato sulla Persona

Ed è stato proprio il desiderio di accettare l’incognita e la sfida di questo viaggio che mi ha indotto a scegliere l’Approccio Centrato sulla Persona in quanto più aderente alla mia concezione di psicoterapia, come progetto volto a restituire il potere personale del cliente ed a favorirne la piena autorealizzazione.

Questo orientamento psicoterapeutico, nato negli anni ’40 negli Stati Uniti dal lavoro di Carl Rogers, rientra nell’area della Psicologia Umanistica.

È un orientamento nel quale non utilizzano strategie e metodi, nel senso comune della parola, proprio perché si utilizza il modo di essere del terapeuta, la sua capacità di entrare in relazione con l’altro e di comprendere come viene percepito dal cliente, al fine di facilitare il cambiamento. Solo se il terapeuta riesce ad instaurare un autentico clima di accettazione, consentirà alla persona di esplorare gli aspetti di sé che maggiormente lo spaventano, o di cui si vergogna, o che svaluta.

L’accettazione positiva incondizionata del cliente da parte del terapeuta determina l’abbassamento delle difese che permette al cliente di rimettere in discussione alcuni aspetti di sé, promuovendo un processo di crescita personale.

Il primo colloquio con il terapeuta

Solitamente offro alla persona la possibilità di avere un primo colloquio durante il quale ascolto il vissuto del cliente, facendo emergere i suoi bisogni e le sue aspettative riguardo al percorso psicoterapeutico.

Il primo colloquio è molto importante perché consente ad entrambi, terapeuta e cliente, di valutare se e esistono i presupposti per la costruzione di un’alleanza terapeutica, in fondo si tratta di una scelta reciproca che non si basa tanto sulla competenza del terapeuta riguardo al problema specifico del cliente, quanto piuttosto sulla capacità del terapeuta di promuovere un processo di cambiamento che coinvolga attivamente il cliente in un percorso di crescita personale.

Solitamente io preferisco consigliare al cliente di non decidere al termine del primo colloquio se proseguire il rapporto professionale poiché ritengo sia importante concedersi un tempo minimo per lasciar sedimentare dentro di sé le emozioni, spesso molto intense, lasciar affiorare eventuali sensazioni positive o negative legate alla propria esperienza.

In questo modo già dalla prima seduta la persona viene invitata ad assumersi la responsabilità della propria scelta e a focalizzare la sua attenzione sulle carattere di unicità che caratterizza la relazione tra quel terapeuta e quella persona.

Si tratta infatti di una scelta reciproca e significativa nella quale entrambi sono chiamati ad essere onesti: il terapeuta deve chiedersi Posso entrare in relazione con questa persona in modo autentico? e al tempo stesso il cliente potrà interrogarsi Questa persona è riuscita a facilitare la comprensione dei miei stati d’animo? Come mi sono sentito dopo il colloquio? Sento che questa persona è entrata in relazione empatica con me?

Decidere di dare ascolto al proprio malessere vuol dire affrontare la sofferenza in modo costruttivo, evitando che con il passare del tempo possa consolidarsi originando una patologia vera e propria.

Se vuoi fissare il tuo primo colloquio e iniziare il tuo viaggio verso il cambiamento, contattami per fissare un appuntamento!